Tempus fugit…

Ieri

- Ieri è stata la giornata degli infarti, oggi è quella delle polmoniti, mugugna l’infermiere spingendo una barella, la tua.

Poi si ricorda che tra queste ultime potresti esserci anche tu, e ti chiede Come ti senti?, con un sorriso che gli scopre tutti i denti. Due lacrime ti solleticano gli occhi, le ricacci indietro.

- Un’altra polmonite? È la quarta nel giro di un’ora che mi portate dal pronto soccorso: giornataccia!, esclama il primario di pneumologia squadrandoti.

Poi, con una carezza nella voce: — Come si sente? La sento in affanno.

Provi a rispondergli, e dalla gola ti esce quel singhiozzo che reprimi ormai da giorni, da quando hai saputo che avrai bisogno di tutte le tue forze per darle alla persona che più ami al mondo, per poter combattere insieme a lei l’ennesima, donchisciottesca battaglia.

La prima arma è l’informazione, e internet te ne fornisce in abbondanza. Hai scelto tre recapiti: al Nord, al Centro e al Sud Italia, fissando tre appuntamenti con tre luminari, mettendo da parte tutta la documentazione necessaria e anche il tuo dolore.

- Vuole tutta la cartella?, ti chiede il commesso della copisteria. — Sì, una copia di tutto per favore.

La fotocopiatrice ci mette troppo tempo. O è troppo lento il tizio. O è la cartella clinica troppo voluminosa. O sei tu che sei troppo stanca.

Ti senti le ginocchia di gomma. Non è niente, passerà. Cerchi di distrarti osservando gli interni del negozio, ma hai la vista offuscata da macchie nere sempre più grandi… — Posso sedermi un attimo per favore? Non mi sento bene.

Il commesso ti porta dell’acqua, la barista dello zucchero. Tempo due sorsi, e gli addetti del 118 ti afferrano da sotto le braccia e ti sdraiano in ambulanza. — Nome? Età? Indirizzo? Malattie? Farmaci? Rispondi a voce bassissima al terzo grado dei sanitari che ti misurano pressione, saturazione, ecg, glicemia e temperatura. Codice giallo, si va.

Oddio la cartella… le fotocopie! Non ti sei accorta che qualcuno nel frattempo le ha raccolte e te le ha messe accanto.

Prelievi di sangue venoso e arterioso, ecg, rx, flebo, visite, controlli, consulti. Al pronto soccorso vedi il mondo in orizzontale, ma non puoi permetterti di crollare; non adesso. Vedrai, non è niente: sei forte, sei una roccia, e chi t’ammazza a te?

Sette ore di degenza temporanea e ti dimettono. Alla cartella che avevi portato con te si è aggiunta un’altra mole di referti medici, i tuoi. La vita di tua madre e la tua, concentrate in una pila di scartoffie. Daresti la precedenza alla sua, ma ora devi. stare. a. riposo. assoluto, se non vuoi che il tuo focolaio di broncopolmonite peggiori.

Oggi

Riposare? Non puoi, mormora il cuore.

Ogni giorno è prezioso, ogni giorno è sprecato, la lotta contro il male non ammette pause. La sua salute e la tua, la sua salute o la tua, in un’altalena di priorità.

Non puoi fermarti, devi correre andare vedere spiegare capire parlare con qualcuno che abbia come te a cuore la sua salute, la sua vita, la qualità della sua vita, e poi decidere. E magari anche scrivere, scriverne.

Devi fermarti, ordina il corpo.

Devi. stare. a. casa. a. letto, mettere l’anima in standby, pensare solo a riprendere le forze e a seguire scrupolosamente le prescrizioni mediche. Antibiotici. Antipiretici. Gastroprotettori. Integratori. Ingoi tutto, tu così restia alle medicine.

Devi anche disdire i tre appuntamenti dai tre luminari, posticiparli pur sapendo che la vostra è una corsa contro il tempo. E poi tornare a dormire, mangiare, pensare alla tua, di salute. Al limite puoi scrivere, scriverne.

- Come ti senti oggi, ma’? Mi dispiace non essere potuta venire a trovarti…, le dici al telefono, mentre la OSS le regge la cornetta.

- Io sto bene, non pensare a me, pensa a te adesso, pensa alla salute! ti risponde, con voce squillante.

Appena riattacchi ti torna il singhiozzo, rimbomba rumoroso nella tua cassa toracica indolenzita; lo lasci sfogare e sfumare nel pianto.

Domani

Potresti anche leggere, cercare risposte nei libri come hai sempre fatto, ma dove, dove?

Del doman non v’è certezza. A ciascun giorno basta il suo affanno. Dal “Trionfo di Bacco ed Arianna” al Discorso della Montagna: non potrebbero essere più diversi, eppure ti suonano singolarmente simili, nella loro peculiare saggezza.

Del doman non v’è certezza, ma tu una certezza, un domani, vuoi averla: quella di aver fatto tutto il possibile, il prima possibile.

A ciascun giorno basta il suo affanno, e infatti ad affannarti come se non ci fosse un domani ti è venuto l’affanno, testina di copy che non sei altro.

Domani è un altro giorno, si vedrà.

copywriter, ufficio stampa, giornalista, scrittrice... di mare

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